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lug 14

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Indagini chiuse. Semeraro in Lega. Lecce, incubo serie C

Inchiesta a una svolta: avviso notificato agli interessati
Concorso in frode sportiva dietro il derby Bari-Lecce del 15 maggio 2011. Questo ipotizza la Procura della Repubblica di Bari, che ieri ha notificato gli avvisi di chiusura delle indagini preliminari all’ex patron del Lecce Pierandrea Semeraro, all’imprenditore salentino Carlo  Quarta e a Marcello De Lorenzis, uno dei faccendieri di cui si sarebbe servito l’ex difensore  del Bari, Andrea Masiello, per manipolare l’incontro.
Nei loro confronti è ipotizzato il concorso in frode sportiva, reato previsto dalla legge 401 del  1989, emessa in corrispondenza degli scandali di fine anni ’80 legati al totonero. “Chiunque  offre o promette denaro (…) a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva organizzata dalle federazioni riconosciute (…) è punito con la reclusione da tre mesi a due  anni”, recita l’articolo 1 della legge, di cui sono accusati gli indagati. Pena blanda, dunque,  che potrebbe anche essere sospesa con la condizionale. Ma se il reato non ha un particolare  impatto penalmente rilevante, così non è per le eventuali sanzioni di tipo sportivo, che  potrebbero portare il Lecce ad una retrocessione in Lega Pro, la vecchia serie C. Il 18 luglio,  infatti, l’ex presidente giallorosso dovrà comparire davanti al procuratore federale Stefano  Palazzi, accompagnato dal suo avvocato di diritto sportivo Andrea Sticchi Damiani. L’obiettivo è di difendere il club dalle accuse che piovono dalla Procura di Bari e che  potrebbero colpire duramente la società nel prossimo campionato.
Secondo il procuratore capo Antonio Laudati e il sostituto Ciro Angelillis, Semeraro avrebbe “nella qualità di presidente della squadra di calcio Us Lecce e in concorso con Quarta che  svolgeva la funzione di intermediario”, offerto “300mila euro al calciatore della squadra di  calcio A.s. Bari, Masiello (che ne riceveva materialmente 200mila) (…) al fine di raggiungere  un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della  competizione”.
Da una parte dunque ci sono i leccesi, che avrebbero operato col fine di non far retrocedere  la squadra nel campionato 2010-2011 di serie A. Dall’altra, invece, ci sono i baresi, in testa fra tutti Masiello, vera mente dell’associazione per delinquere di cui è accusato con Gianni  Carella e Fabio Giacobbe. L’ex difensore biancorosso sarebbe stato sul “mercato” non già nel  senso sportivo, quando a fine stagione i calciatori sono venduti e comprati, ma “nella  deteriore eccezione mercantile del termine”, scrisse il gip Giovanni Abbatista che dispose il  suo arresto. Come dire, che si sarebbe venduto le partite della propria squadra in cambio di  ricche tangenti. La stessa Procura fa la distinzione tra i due gruppi, i salentini e i baresi,  evidenziando i rispettivi interessi. Scrivono i magistrati nell’avviso di chiusura indagini, che  “Quarta, Carella, Giacobbe e Di Lorenzo (il primo d’intesa con Semeraro, gli altri tre d’intesa  con Masiello) prendevano gli accordi che consentivano alla squadra del Lecce di vincere la partita per 2 a 0, grazie al comportamento in campo del Masiello che, tra l’altro, proprio al  fine di assicurare la buona riuscita dell’accordo, in occasione del secondo gol deviava  volontariamente il pallone nella propria rete”.
Gli atti dell’inchiesta sono composti soprattutto dagli interrogatori di Masiello e Carella, oltre che da alcune dichiarazioni indiziarie di un altro ex calciatore del Bari, Marco Rossi.  Secondo Carella, al primo incontro in cui fu organizzata la combine, ci sarebbe stato anche  l’ex patron Semeraro, riconosciuto esclusivamente perché visto “in televisione”. Il denaro,  tra i 200-230mila euro, sarebbe stato pagato da Quarta a Masiello in 5-6 tranche. Noto  l’incontro del 22 agosto 2011 all’hotel Tiziano a cui avrebbe partecipato anche l’avvocato  Andrea Starace. Il nome del professionista è stato stralciato dall’inchiesta madre e fonti investigative rivelano che la sua posizione è destinata all’archiviazione, in quanto non  avrebbe avuto alcun ruolo se non quello di accompagnare Quarta. I successivi accertamenti  patrimoniali avrebbero svelato il passaggio di assegni, oltre che di denaro contante, che poi  sarebbero stati girati a Masiello in alcuni incontri con Quarta in una località del nord Italia e  in una stazione di servizio sulla statale che collega Bari a Lecce.
Quotidiano di Lecce

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